Bayreuther Festspiele 2023: “Siegfried”

Bayreuther Festspiele 2023, Festspielhaus Bayreuth, 2023.
SIEGFRIED”
Seconda giornata in tre atti
Libretto e musica di Richard Wagner
Siegfried ANDREAS SCHAGER
Mime ARNOLD BEZUYEN
Il Viandante TOMASZ KONIECZNY
Alberich OLAF SIGURDARSON
Fafner TOBIAS KEHRER
Erda OKKA VON DER DAMERAU
Brünnhilde DANIELA KÕHLER
Voce dell’uccello della foresta
 ALEXANDRA STEINER
Orchestra del  Bayreuther Festspiele.
Direttore Pietari Inkinen
Regia Valentin Schwarz
Scene Andrea Cozzi
Costumi Andy Besuch
Drammaturgia Konrad Kuhn
Luci Reinhard Traub
Bayreuth, 29 luglio 2023.
Nonostante le continue incoerenze, incongruenze e concessioni a gag gag e allusioni di questo  Ring di Schwarz, in questa seconda giornata, il Siegfried, c’è molto che accende l’immaginazione e rende la trama riconoscibile; la relatività al presente, ci informano le note di programma, essendo la premessa fondamentale del regista. A questo proposito, il secondo atto ci è parso il più riuscito Ma partiamo dal primo atto che ripropone la casa che era di  Hunding nel primo atto di  Die Walküre. Qui troviamo Mime, il padre adottivo di Siegfried che organizza una festa di compleanno per il figliastro, con tanto di palloncini e trucchi magici. Difficile collegare una festa di compleanno per bambini con un ragazzo, decisamente cresciuto e che si presenta pure  ubriaco. Qui è prevista l’apparizione della spada, sia come tema musima anche fisicamente. La vediamo in una versione giocattolo in plastica e poi come una vera e propria estratta dall’interno di una stampella. Andreas Schafer (Siegfried) e Arnold Bezuyen (Mime), si lanciano con grande convinzione nella resa dei rispettivi ruoli. In particolare Arnold Bezuyen spicca per il fraseggio sempre ben evidenziato, con un’articolazione tagliente. La sua voce  si piega ad arte per evidenziare  tutte le implicazioni del testo, diventando piagnucolosa, o carica di lusinghe o indignazione. Dal canto suo,  Andreas Schager ha dato a Siegfried la piena ed estroversa energia che ben si addice al ruolo. Tomasz Konieczny è un un  Viandante estroverso e appassionato, nella scena con Mime sarebbe stato più interessante un approccio più sottile, meno estroverso. Il secondo atto è ambientato in un loft di lusso dove il gigante Fafner, un magnate (forse chiamato “Drago” per il suo staff) è costretto a letto. È posizionato con le spalle al pubblico, un espediente intelligente per aumentare la sensazione di inavvicinabilità, evidenziata nel testo e nella musica. Tobias Kehrer gli presta una voce adeguatamente cavernosa, solida, chiara nel fraseggio. Al suo capezzale c’è una figura silenziosa e che scopriamo (dalle note del regista) essere Hagen, che come il ragazzo rapito in Das Rheingold dovrebbe personificare l’anello. Rapito nuovamente dai giganti, è un silenzioso testimone dell’atmosfera malsana che lo circonda, creando così un profilo psicologico per  quello che sarà Hagen nel  Götterdämmerung. Altro autentico dominatore della scena è
Olafur Sigurdarson vocalmente dinamico ed espressivo trasmette le sfumature della rabbia interiore e del risentimento, della determinazione e dell’ambizione. Lui e Arnold Bezuyen formano una formidabile coppia nei panni dei fratelli litigiosi. L’uccello dei boschi è cantato da Alexandra Steiner qui trasformata in una inserviente della casa di Fafner e come tale diventa il confidente di Siegfried, anche nella  sua ricerca e del risveglio  di “altro”. La Steiner mette in luce una vocalità piena e ricca, lontana dalla tradizionale visione “leggera” di questo personaggio. Nell’Atto terzo, dopo un duro confronto prima tra un disperato Wotan e una ferma e autorevole Erda, cantato eloquentemente interpretata da Okka von der Damerau, segue l’altrettanto duro  scontro tra Wotan e Siegfried,  incontriamo la vocalità morbida e generosa della Brunnhilde di Daniela Köhler, che bene si amalgama con quella del  Siegfried risoluto ed esuberante di Andreas Shager. Qui sicuramente la serata tocca il climax emotivo più alto…..ma solo dopo che lui le avrà tolto le bende post-lifting. Non privo di passaggi che esprimono tenerezza, desiderio e meraviglia, forse si poteva dare più spazio a una tensione drammatica più serrata per guidare la scena verso la sua tanto agognata conclusione.L’orchestra sotto la guida di Pietari Inkinen ancora una volta ha dato prova di altissima precisione e professionalità mettendo in luce caratteri, colori e sfumature. Dopo ogni atto grandi applausi per il cast, l’orchestra e il direttore.
English version
Notwithstanding the continuing inconsistencies, incongruities and concessions to sight gags and innuendos in Schwarz’s production of the Ring, on the third evening of the cycle in Siegfried there is much that fires the imagination and makes the storyline relatable; relatability to the present, we are informed in the programme notes, being the basic premise of the director. In this respect, the second act is probably the most successful. The first act, set in Hunding’s repurposed house from Act 1 of Die Walküre, presents us with Mime, Siegfried’s foster father organizing a birthday party for him with balloons and magic tricks. Difficult to connect a children’s birthday party with an overgrown lad who arrives drunk. Finally, in this the third part of the saga, the much musically referenced sword appears, first as a toy plastic version and later a real one extracted from inside a crutch. Andreas Schafer, Siegfried, and Arnold Bezuyen, Mime, throw themselves into their respective role playing with determination. Arnold Bezuyen’s every word is pronounced with razor sharp articulation, his voice moulded artfully to reflect the full implications of the text, characterizing his vocal colour accordingly; whining pitifully, blustering, cajoling or indignant. Tomasz Konieczny matches him with an impassioned Wanderer, although it would have been a welcome contrast if a more intimate and less projected delivery had been adopted during the enigma scene with Mime. Andreas Schager’s high spirited Siegfried gave full vent to his unrestrained energy and extroverted Helden tenor. Act 2 is set in a luxury loft where the Giant Fafner, a magnate (perhaps a dragon to his staff) is bedridden. He is strikingly positioned with his back to the audience, a clever device to heighten the sensation of unapproachability, highlighted in the text and music. Tobias Kehrer’s cavernous and steadfast vocal portrayal, perfectly clear and balanced adds gravitas to the intimidating effect. Devotedly at his bed-side is a non singing figure we discover in the programme notes to be Hagen, who as the kidnapped boy in Das Rheingold is meant to personify the ring. Rekidnapped by the giants, he is a silent witness to the poisoned atmosphere surrounding him providing us with a psychological profile for his future behavior in Götterdämmerung. A vocally dynamic and expressive Olafur Sigurdarson conveys the nuances of Alberich’s inner rage and resentment, determination and ambition. He and Arnold Bezuyen form a formidable duo as the squabbling brothers. The woodbird sung by Alexandra Steiner is personified as an auxiliary carer of the Giant/dragon/aged magnate and as such becomes Siegfried’s confidant. In his search for “the other,” she is subjected to his awakening and unwarranted attentions. His awkward attempts and rebuttals are very effectively aligned with the solo oboe’s intentionally clumsy playing, originally meant to ape Siegfried’s unsuccessful attempts to play the flute. Beautifully executed although Steiner’s voice is much fuller and richer than the sound usually chosen for his role. Again, a customary lighter, purer quality would have provided a welcome contrast to the unremitting full-blown flow. It follows then, that Mime’s real intentions are not revealed by a woodbird but are self-betrayed while in a drunken state, having liberally helped himself to the drinks cabinet. In Act 3, after a strong confrontation first between a desperate Wotan and a firm and authoritative Erda, sung eloquently by Okka von der Damerau, followed by the clash between Wotan and Siegfried, it is left to the smooth, generous and effortless singing of Daniela Köhler’s Brunnhilde, and Andreas Shager’s steadfast and exuberant Siegfried to bring the evening to its emotional climax…..but only after he has removed her post face-lift bandages. Not devoid of passages expressing tenderness, longing and wonderment, there was room for a tighter dramatic tension to help drive the scene to its much yearned crowning conclusion. The orchestra under the guidance of the conductor Pietari Inkinen performed to their usual high standards conveying the underlying characters and colours with awareness and precision. After each act unreserved cheering for the cast, orchestra and conductor.