Verona, Teatro Filarmonico:”Un giorno di Regno”

Verona, Teatro Filarmonico, Stagione Lirica 2012 / 2013
“UN GIORNO DI REGNO” (Il finto Stanislao)
Melodramma giocoso in due atti su libretto di Felice Romani e Temistocle Solera dalla farsa “Le faux Stanislas” di Alexandre-Vincent Pineux-Duval
Musica di Giuseppe Verdi
Il Cavalier Belfiore, sotto il nome di Stanislao Re di Polonia FILIPPO POLINELLI
Il Barone Kelbar  SIMON LIM
La Marchesa del Poggio TERESA ROMANO
Giulietta di Kelbar LUDMILLA BAUERFELDT
Edoardo di Sanval  JAEYOON JUNG
Il signor La Rocca  FILIPPO FONTANA
Il Conte di Ivrea  IAN SHIN
Delmonte CARLOS CARDOSO
Orchestra e Coro dell’Arena di Verona
Direttore Stefano Ranzani
Maestro del Coro Armando Tasso
Regia, scene e costumi Pier Luigi Pizzi
ripresa da Paolo Panizza
Luci di Vincenzo Raponi
Coreografie Luca Veggetti
riprese da Maria Grazia Garofoli
Allestimento del Teatro Regio di Parma e Teatro Comunale di Bologna 1997.
Verona, 3 marzo 2013
Crediamo che, quando si parla di riproporre al pubblico Un giorno di regno la seconda e sfortunata opera verdiana, il pensiero corra direttamente a questo fortunatissimo allestimento che Pier Luigi Pizzi creò nell’ormai lontano 1997 ma che, ancora adesso, mantiene intatta la sua eleganza visiva e il brillante e ben congeniato gioco registico. Non siamo in Polonia, ma in una Parma del primo ’700, negli imponenti spazi della reggia della città emiliana. Le grigie e austere arcate, gli scaloni, nel loro comporsi e ricomporsi creano di volta in volta gli ambienti in cui i coloratissimi personaggi agiscono si scontrano e, alla fine, si riconciliano. Sortisce sempre un applauso a scena aperta, l’apertura del secondo atto con la visione di una grande cucina nella quale campeggiano forme di parmigiano e di prosciutto. Uno spettacolo che riesce a valorizzare alla perfezione la fragile drammaturgia della partitura.
Al ritmo di Pier Lugi Pizzi ha corrisposto quello della concertazione di Stefano Ranzani che ha imposto un’andatura incalzante all’opera. Benissimo, però non sono mancati alcuni sfasamenti tra palcoscenico e buca, così come certe  sonorità sono risultate talvolta un po’ troppo presenti in rapporto alle vocalità non particolarmente debordanti dei cantanti.  Una direzione, comunque, complessivamente efficace. Così come complessivamente valida ci è parsa la compagnia di canto, composta quasi interamente da allievi dell’Accademia di canto del Teatro alla Scala. Filippo Polinelli, ossia il Cavalier Belfiore, alias il finto Stanislao, ha sfoggiato un canto morbido, tondo, pastoso. La scrittura vocale non è particolarmente impegnativa quindi ne è venuto a capo agevolmente, dimostrando di essere un cantante espressivo e misurato nell’accento.  Le altre voci maschili hanno visto Simon Lim (Barone di Kelbar) che, a dispetto di un timbro piuttosto opaco, si è comunque disimpegnato con professionalità, così come Filippo Fontana (Il signor La Rocca), voce di non grande risonanza ma che comunque ha cantato con intelligenza senza forzare. In questi ruoli “buffo-brillanti” nessuno dei suddetti cantanti ha sovraccaricato di inutili forzature comiche i rispettivi ruoli. Il tenore Jaeyoon Jung, che ha sostituito l’indisposto Alessandro Scotto di Luzio nel ruolo di Edoardo di Sanval, ha dimostrato di possedere uno strumentale vocale non privo di interesse. Si è mostrato artista musicalissimo ma con una emissione non ancora calibrata nel volume, anche se non priva di una certa brillantezza nel registro acuto. La linea di canto manca ancora di controllo (vedi la palese difficoltà nel sostenere la non facile  aria “Pietoso al lungo pianto” dell’atto II). Le parti maschili sono state correttamente completate da Ian Shin (Conte Ivrea) e di Carlos Cardoso (Delmonte).
E veniamo alle uniche due presenze femminili dell’opera. Teresa Romano è uscita dall’Accademia della Scala nel 2005 iniziando una brillante carriera all’insegna di opere come La forza del destino, Un ballo in maschera, Il Trovatore, con esiti che hanno destato più di una perplessità. Nell’affrontare il ruolo della Marchesa del Poggio, la Romano conferma di possedere una vocalità ragguardevole, mostrando però delle disomogeneità di emissioni, soprattutto quando forza la sua reale natura di soprano che potrebbe arrivare ad essere lirico “spinto”, ma non certo a tutt’oggi. Qui siamo comunque alle prese con un ruolo che presenta difficoltà non insormontabili e di conseguenza, la Romano ne è uscita onorevolmente. Nell’insieme si è dimostrata abbastanza all’altezza della situazione anche il soprano Ludmilla Bauerfeldt (Giulietta).  Soprano leggero brasiliano dalla voce gradevole,  sufficientemente svettante anche se non particolarmente ricca di colori. Buona la prestazione del Coro, anche se non sempre in accordo con il direttore d’orchestra. Prova positiva, pur con i limiti di cui abbiamo sopra parlato, anche per l’orchestra areniana. Teatro non esaurito, ma pubblico caloroso e plaudente (soprattutto alla fine dell’opera) per tutti gli interpreti. Un giorno di regno è in replica fino a martedì 12 marzo.  Foto Ennevi per Fondazione Arena di Verona