Verona, Teatro Filarmonico: “Norma”

Verona, Teatro Filarmonico – Stagione Lirica 2016/2017
“NORMA”
Tragedia lirica in due atti. Libretto di Felice Romani.
Musica di Vincenzo Bellini
Oroveso, capo dei druidi  MARKO MIMICA
Norma, druidessa, sua figlia, sacerdotessa di Irminsul
CSILLA BOROSS
Pollione, proconsole romano nelle Gallie 
RUBENS PELIZZARI
Adalgisa, druidessa 
ANNA MARIA CHIURI
Clotilde, ancella di Norma
MADINA KARBELI
Flavio, romano, amico di Pollione 
ANTONELLO CERON
Orchestra e Coro dell’Arena di Verona
Direttore Francesco Ivan Ciampa   
Maestro del coro Vito Lombardi
Regia, scene e costumi Hugo de Hana 
Allestimento della Fondazione Arena di Verona
Verona, 27 Aprile 2017
Una Norma monumentale, quella andata in scena a Verona in queste serate. Le splendide scenografie di Hugo de Ana danno un afflato napoleonico alla rappresentazione e se talvolta le videoproiezioni di statue e copie riferite all’epoca di ambientazione dell’opera risultano sovrabbondanti, tutto viene giustificato dalla  loro bellezza e dalla qualità: niente è lasciato al caso e la cura con cui sono state selezionate e montate è evidente. Due alte colonne sono l’elemento mobile in scena e permettono di ricreare i diversi ambienti con l’aggiunta di pochi altri essenziali oggetti scenici, sempre ben integrati con lo sfondo e il momento. Belli anche i costumi, particolarmente gli abiti femminili, resi con eleganza solo apparentemente non ricercata. Una cornice elegante ed essenziale per una performance musicale complessivamente deludente. Non aiuta purtroppo la direzione di Francesco Ivan Ciampa, che realizza una bella sinfonia ma ben presto tende a rallentare in troppe occasioni l’esecuzione, mettendo in seria difficoltà voci che almeno dalla buca avrebbero avuto bisogno di maggiore sostegno. Parliamo innanzitutto del ruolo di testa, la Norma di Csilla Boross: nonostante un centro superbo, la Boross mostra delle evidenti problematiche emissive in acuto, dove spinge senza pietà con un risultato al limite del macchiettistico. Un vero peccato, dal momento che lo strumento è certamente buono e anche scenicamente c’è tutta l’intenzione di presentare una Norma plausibile. L’attacco di “Casta diva” è delicatissimo, ma superate le “sacre antiche piante” la delusione è grande. Purtroppo le mende tecniche ci sono e non si può parlare solo di una voce “fuori ruolo”. Cosa che può invece ben dirsi per il tenore Rubens Pelizzari, voce interessante ma certamente più adatta a un Puccini o a un Mascagni; la pasta vocale è bella e anche scenicamente Pelizzari ha una buona presenza: la sua performance vocale è in ogni caso più che dignitosa, per quanto dominata da un colore eccessivamente piatto, problema che riferiamo ça va sans dir al difficile accostamento di una voce simile a Bellini. Bene l’Oroveso di Marko Mimica, bella voce per quanto davvero poco credibile come genitore della Boross, mentre Antonello Ceron pasticcia nel pur piccolo ruolo di Flavio. Madina Karbeli brilla anche in un ruolo minore come quello di Clotilde, ma si gioca bene le sue carte con  una presenza scenica commossa e partecipe, oltre che per la qualità della tecnica vocale. Anna Maria Chiuri è una buona Adalgisa: dopo averne tessuto le lodi come Azucena sembra strano ritrovarla in questo lato del repertorio. In ogni caso è certamente l’interprete migliore della serata: com’era prevedibile alcuni acuti sono affaticati, ma la linea del canto è pulita e calibrata. Ottima la prestazione del Coro, istruito da Vito Lombardi. Pubblico rumoroso ed entusiasta in occasione della serata dedicata agli studenti (e che gioia vederne tanti in platea!). Foto Ennevi per Fondazione Arena